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Stefano Fugazza

I due volti di Tonelli
(Esorcizzare il tempo)
“in occasione della personale alla Saletta Rosa Spina – 2006

 

Ci si può chiedere, tanto per cominciare, a cosa si debba la passione che, da molti anni ormai, ha preso Roberto Tonelli per l'acquaforte. In altre parole, che cosa abbia fatto sì che quest'uomo appassionato, così sensibile ai mutamenti anche minimi della società, così attento ai segni dei tempi e in grado di registrarne, con virtù che si direbbero rabdomantiche, ogni sussulto, e poi così portato a individuare il lato grottesco delle cose, e le piccole aberrazioni della quotidianità, abbia finito col dedicare buona parte del suo tempo a un'arte antica e inattuale come l'acquaforte, che esige una concentrazione estrema e tempi lenti e precisione infinita. Non che a Tonelli siano estranee queste qualità (la concentrazione, la precisione eccetera), però, come dire, il suo coinvolgimento nelle cose del mondo è così intenso e variegato e vitale che uno stenta un po' a riconoscerlo chino pazientemente sulle lastre da incidere, a rovinarsi la vista nella solitudine dello studio.

E invece – le cose non sono mai come le si aspetta, e neanche le persone – Tonelli si trova benissimo a fare l'incisore, tanto che viene il sospetto che questa sua attività costituisca il necessario contraltare della sua debordante vitalità, il contrappasso, l'altra, fondamentale faccia di una personalità complessa.

Ecco, il fatto è che questo artista bolognese (di nascita) – piacentino (di adozione) concentra in sé più volti, più passioni, più punti di vista con cui guardare le cose. Lo si capisce benissimo proprio considerando la sua attività come incisore, che risulta coerentissima sul piano del linguaggio, fondato anche su  una rara perizia tecnica e su un equilibrio compositivo che si potrebbe definire classico, ma che invece, sul piano – usiamo la parola difficile – della connotazione, della rete di significati che dall'opera si sprigionano, si divide abbastanza nettamente in due parti anche contrastanti.

C'è tutta una parte della produzione grafica di Tonelli che è di ispirazione naturalistica, che deriva da una contemplazione pacata, serena e convinta della natura. Si capisce, osservando questi fogli in cui è questione di prati ben ordinati e di effetti di luce tra gli alberi e di paesaggi innevati e così via, che Tonelli è uno di quegli individui che hanno un sentimento panico della natura, ne sentono il respiro profondo, l'effetto rasserenante. Si tratta di fogli che trasmettono efficacemente le sensazioni provate più volte dall'artista durante i suoi vagabondaggi in campagna o in montagna, durante le sue camminate e le sue escursioni.

Poi c'è una parte non piccola della sua produzione che va in tutt'altra direzione, verso la manifestazione di un enigma, di un mistero irrisolto, di un disagio che non provoca sbigottimento o rinuncia sì bene una sottile inquietudine, un disorientamento irrisolto. Molti fogli di Tonelli vivono in un'atmosfera metafisica, affrontano il tema del passare del tempo, dell'inutilità degli sforzi umani, dell'attesa incerta e dolorosa. Tutta la vita dell'artista va in un'altra direzione, verso un agire concreto e costruttivo, ma la sua onestà intellettuale lo obbliga a dar conto anche di quest'”altra parte”, di una dimensione più intima e nascosta e sofferta. Esempio tra gli ultimi di tale maniera è il bellissimo foglio in cui si vedono due mani in atto di muovere fili secondo un disegno che tuttavia non si precisa, sicché rimane il senso della fatica vana e dell'inevitabile scacco. Non è un caso se sulle cordicelle che le mani tentano di ridurre all'obbedienza (avvicinati, tu che visiti la mostra, aguzza gli occhi, osserva bene) l'incisore ha trascritto alcuni versi dal Qohélet, quelli celeberrimi e irriducibilmente veritieri secondo cui (nella traduzione di Guido Ceronetti) “fumo è tutto”; dunque tutto è destinato a dissolversi tra solo un attimo.

E sia, ma intanto questi fogli di Tonelli ci restituiscono il bisogno di provare nonostante tutto, di esorcizzare il tempo, facendo conto, se non altro, nei risultati di una tecnica artistica, nel suo potere di svelamento e di comunicazione, di condivisione di un sentimento.