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Emanuela Ivaldi

I luoghi dell'anima di Roberto Tonelli
“Grafica d’arte” Rivista di storia dell’incisione antica e moderna e storia del disegno. Anno XV Aprile-Giugno 2004 numero 58”

 

Quella del piacentino Roberto Tonelli è una vicenda che non si è sviluppata come i più comuni percorsi artistici, generalmente caratterizzati da fasi iniziali embrionali, per poi evolvere, con gli anni e con l'esperienza, verso la maturità, la consapevolezza artistica e la conquista dell'appellativo di «Maestro». La sua, dunque, è una storia artistica decisamente atipica, maturata nell'arco di soli undici, ma intensissimi anni, durante i quali si è dedicato totalmente all'incisione, con un frenetico lavoro che lo ha portato a realizzare più di due-centosettanta lastre, compendio della sua opera dalla genesi fino ad oggi.

Osservando la maggior parte delle sue acqueforti, si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un paesaggista che, pur ispirandosi e descrivendo elementi naturali, li ha utilizzati come metafore, come proiezione di se stesso, per trascrivere sulla lastra quelli che ama definire «luoghi dell'anima»: esperienze significative e relative emozioni, situazioni pregne di significato, ricordi, sensazioni e grandi verità, soggettive e collettive, accumulate durante la trentennale esperienza nel sociale alle prese con i «casi umani» di cui si è occupato.

Il suo passato da assistente sociale e l'attuale passione per l'incisione non sono due realtà agli antipodi e nemmeno estranee l'una all'altra, ma complementari e fondamentali per l'autore, che solo oggi si sente completo: con l'incisione integra e racconta il suo passato con la stessa intensità con cui l’ ha vissuto, attraverso un tratto minuzioso e fluido che svela gradualmente le forme, mediante equilibrati giochi chiaroscurali. Alla base di entrambe le pratiche c'è sempre stato il creare; con la prima, ha dato vita ad importanti iniziative in campo sociale per giovani e anziani e, con l'incisione, ha dato corpo ai suoi vissuti, alle emozioni, ai sogni, per rendere gli altri partecipi delle proprie esperienze.

Dalle opere sì percepisce chiaramente il suo amore per l'elemento umano e, frugando all'interno della «lastra/anima», con un segno meticolosamente inciso e talvolta frenetico, l'incisore esprime anche l'esigenza di lasciare una traccia di sé e di sentirsi parte di ciò che rappresenta. Tonelli non parla di arte ma della sua vita, dei suoi viaggi, della sua esperienza lavorativa nel sociale, da lui considerata la «Vera Arte», che solo ora può esprimere attraverso l'incisione.

Nato a Bologna nel 1942 e piacentino di adozione, all'età di diciotto anni, incoraggiato da uno zio pittore-paesaggista, ha sperimentato la pittura ma, da un lato la sua condizione economica e culturale non gli ha permesso di frequentare alcun tipo di scuola a indirizzo artistico e, dall'altro, fortemente sensibile alle tematiche socio-politiche della Bologna anni Sessanta, ha visto nei suoi dipinti - paesaggi e nature morte - rappresentazioni insignificanti. Abbandonata la pittura, pratica da lui ritenuta sterile, ha intrapreso gli studi che lo hanno portato ad esercitare il lavoro di assistente sociale per trent'anni, fino al momento in cui, lasciata la professione, ha scoperto la calcografia.

Ha svolto il suo lavoro con grande passione e dedizione e, mettendo la sua innata creatività a disposizione degli altri, ha dato vita ad iniziative nuove e di grande valore in ambito sociale.

Il 21 novembre del 1992, un suo amico, intenzionato ad iscriversi a un corso di grafica all'Istituto d'Arte Gazzola di Piacenza, gli ha chiesto di accompagnarlo; fu solo Tonelli ad iscriversi, incantato nel vedere come venivano incise le lastre, al punto da iniziare il giorno stesso la frequenza del corso. Svincolato da ogni influenza storico - artistica, all'età di cinquant'anni, ha iniziato la sua attività di incisore. In poco tempo ha sperimentato le varie tecniche e, attratto sempre più dal mondo in bianco e nero, ha fatto della calcografia la sua unica espressione artistica.

Quando ne parla, l'autore sembra ancora meravigliato da questo improvviso e gratificante cambiamento: è piacevole ascoltarlo quando racconta a ruota libera e con entusiasmo della sua vita, della sua passione per il lavoro precedente, del suo incontro con l'incisione che vede come una rivelazione, mentre sfoglia centinaia di stampe e, attraverso ogni immagine, ricostruisce il suo passato, ripercorre i luoghi che ha visitato nei suoi molteplici viaggi e rivive le proprie emozioni.

Inizialmente, sperimentando le diverse tecniche calcografiche, non ha trovato particolare gratificazione, perché la sua ricerca era rivolta alla resa della profondità attraverso l'elaborazione di piani distinti e alle vibrazioni della luce; non era sufficiente, per Tonelli, incidere il segno: doveva andare oltre, doveva scavare a fondo partendo dal luogo più recondito e gradualmente svelare ciò che vi era nascosto mediante la rivelazione della luce. Solo conoscendo l'acquaforte ad aggiunte - grazie alla visita di una mostra di Barbisan - è riuscito a compiere la sua ricerca e a dare forma e immagine ai suoi luoghi, raggiungendo presto i risultati desiderati. In virtù dei procedimenti insiti in tale tecnica, caratterizzata da fasi lente e graduali mediante morsure multiple - si parte dai neri per arrivare ai toni medio-grigi ed infine ai bianchi - Tonelli ha scavato contemporaneamente nella lastra e nella profondità del suo animo, per dare corpo e fisicità al suo mondo interiore, che si manifesta sotto forme vegetali, sotto le sembianze di un paesaggio sovrannaturale, dove gli alberi hanno un'estensione verticale e infinita e richiamano le chiese gotiche (Gotico fiorito), o una dilatazione orizzontale che ricorda quelle romaniche (Romanico) o luoghi privi di leggi gravitazionali, dove la piccola sagoma di un uomo si libra nell'aria (How far can you fly?), un ciclo capovolto (Ci sono giorni...) o un cielo dove un'infinità di stelle cadenti si lanciano nello spazio, in un volo paradossale, per ritornare al loro posto (Alba).

I suoi paesaggi sono immersi in un'atmosfera atemporale ove il segno non descrive ma racconta e, grazie alla resa della luce, riscopre luoghi e momenti vissuti dall'artista sempre pronto a cogliere suggestioni, voci nascoste, corrispondenze tra l'animo altrui e le proprie emozioni; paesaggi che vengono rielaborati e trascritti sulla lastra così come la sua immaginazione li vuole per dare vita ai «luoghi dell'anima». Non è possibile circoscrivere la sua opera all'interno di un percorso artistico evolutivo: conosciuta la tecnica, l'autore non ha avuto bisogno di sperimentare oltre; se ne è impadronito, ne ha fatto il proprio mezzo ideale d'espressione e, nel 1994, ha realizzato la prima incisione all'acquaforte, Neve in Vescovado, dove sono presenti tutti gli elementi tecnici e poetici, che ne caratterizzeranno l'intera produzione calcografica. Lui stesso ritiene questa sua prima opera non come l'inizio della sua ricerca, ma come il traguardo a cui è arrivato sia come uomo che come artista ante litteram.

Neve in Vescovado è un'immagine apparentemente reale e semplice nei suoi elementi: un paesaggio invernale animato dalla sagoma di un uomo che cammina verso un cancello sormontato da due lampioni, che infondono un bagliore così forte da svelare l'intensità della neve che cade. Colpiscono subito: la neve posata sul suolo, l'uomo che cammina, il cancello semiaperto, una struttura architettonica che delimita l'immagine e un intenso bagliore che impedisce di scorgere oltre; l'uomo cammina, forse attratto dal chiarore, verso il luogo senza forma né identità. Lo sguardo è immediatamente catturato dal forte contrasto della sagoma nera che si oppone alle zone di luce che, pur intensa, non irrompe improvvisa: attraverso un segno fìtto che va sfumando, avvolge delicatamente ciò che la circonda e da un senso di serenità a chi guarda e all'uomo che avanza con passo deciso e sta per esserne avvolto. Non c'è niente di inquietante, di minaccioso; Tonelli ha semplicemente dato voce a un luogo della sua anima e lo ha fatto con un tratto sottile, capillare ed insistente nelle zone d'ombra e che si dirada, fino a svanire nel raffigurare la luce e tutto ciò che essa raggiunge. Il segno conferisce alle zone illuminate il massimo risalto anche laddove troneggiano più zone d'ombra, ma è capace di equilibrare i contrasti chiaroscurali, dando libertà e luminosità all'immagine.

Tonelli è il felice narratore di se stesso, capace di raccontarsi con le sue stampe, che talvolta traggono spunto da composizioni poetiche di autori che sente affini al suo mondo emozionale, quali G. Zambianchi o B. Milani; nascono così opere come Alba, Mute / case / nebbie / padane / avvolgono, Ci sono giorni..., in cui l'artista da corpo ai versi di alcune loro poesie: trasforma le parole in segni e in giochi di equilibrati contrasti tonali, fondendo le sue emozioni con quelle altrui; i versi da cui trae ispirazione fanno spesso da sottotitolo alle opere e talora vengono addirittura incisi sulla lastra. L'immagine è descritta dalle parole dei poeti e il segno la racconta.

«Sciamano / stelle / a canto / di gallo» è il verso di una poesia di G. Zambianchi che fa da didascalia all'incisione Alba, che è la rappresentazione di uno spettacolo naturale quando la notte incontra il giorno. L'intensità e la forza con cui la luce stravolge l'intera immagine conducono lo spettatore alle soglie del sovrannaturale. All'orizzonte si staglia la piccola sagoma di un albero, la cui radicata appartenenza è resa dalla stessa intensità del segno minuziosamente inciso, tale da creare un nero quasi vellutato, interrotto e illuminato dall'improvviso bagliore dell'alba, così forte da rendere instabile l'equilibrio dell'albero che si «inclina/inchina» alla luce che sfuma nel ciclo, si confonde con esso e invita le stelle ad andarsene in volo, seguendo la stessa inclinazione.

Il segno inciso si intravede solo laddove la luce si confonde con il cielo attraverso una grafia leggera che sfrutta le diverse e sottili tonalità del grigio, mentre nelle zone d'ombra, in contrasto con quelle chiare, la presenza del tratto inciso è quasi impercettibile, creando veri effetti pittorici.

La stessa intensità di luce e la stessa resa pittorica sono presenti nell'acquaforte Mute / case / nebbie / padane / avvolgono, titolo accompagnato dai versi dell'omonima poesia, ancora di Zambianchi. L'artista visualizza qui le parole del poeta in un'immagine velata dalla nebbia, resa appieno dai delicati passaggi tonali, mediante un segno fitto che in primo piano rivela le ombre, fino a dissolverei all'orizzonte per svelare delicatamente il candore della nebbia che fa scorgere offuscate forme di piccole case. Particolarmente visibile in questa incisione è la ricerca della profondità attraverso l'elaborazione di piani distinti, generati dai diversi e ritmati giochi sottili di chiari e di scuri, creando un effetto prospettico che porta a leggere l'opera all'interno di uno spazio infinito e sovrannaturale. È un paesaggio che non ha alcunché di tangibile, la nebbia gli sottrae fisicità e lo immerge in una dilatazione atemporale; l'artista si allontana dalla pienezza della forma, dalla realtà dell'immagine, per accedere ad un luogo dell'anima.

In altre incisioni, come Gotico fiorito e Romanico , ciò che prevale, a differenza di quelle già citate, è il segno che, pur giocando sempre all'interno di passaggi tonali, è ben visibile ed emerge in ogni sua manifestazione; un tratto sicuro ed energico percepibile anche nell'elaborazione delle più scure zone d'ombra, spinto a catturare ogni minuziosità per rendere appieno tutti i particolari della massa vegetale, ottenuta da una folta varietà di segni freneticamente incrociati, che in Gotico fiorito si spingono dal basso verso l'alto, per poi diradarsi e fare spazio ad un fascio di luce che illumina dall'alto lo slancio verticale dei tronchi e dei rami.

Tonelli scolpisce nella sua mente la visione di un paesaggio naturale, reale, ma la luce che proviene dall'alto spinge la sua immaginazione a vedervi la struttura di una chiesa gotica e trascrive sulla lastra, rielaborandola, quella particolare visione che diventa così un luogo irreale (dell'anima) immerso in un'atmosfera quasi sacrale.

In altre incisioni Tonelli mostra una particolare sensibilità per le vicende umane, come nelle acqueforti La sulle des vies suspendues  e Meditazioni, ultime stanze dei vagabondi.

La sulle des vies suspendues è un'immagine del suo passato, ben scolpita nella memoria, ciò che conserva di una visita alle miniere in Belgio, tanto viva da indurlo, tempo dopo, ad esprimere il dramma della disumana condizione lavorativa dei minatori: è la stanza in cui si vestivano gli operai prima di scendere in miniera, chiamata anche «stanza degli impiccati». Qui i vestiti venivano attaccati ad alcuni ganci che scendevano dal soffitto e che poi venivano tirati su, in modo da lasciare libero il passaggio. «Le vite sospese» sono quegli abiti scuri appesi ai ganci e Tonelli ne ha fatto un'allegoria della vita, della condizione umana, dell'incertezza del domani. Un segno infittito, denso, definisce le sagome nere sospese nello spazio, che sembrano avanzare in primo piano, attaccate a fili appena accennati, «spinte/respinte» dall'unica fonte di luce, speranza che proviene dallo sfondo. Le sagome rappresentano l'umanità e i fili la precarietà della vita.

Meditazioni, ultime stanze dei vagabondi è invece un omaggio allo scomparso Nello Vegezzi, un poeta piacentino, rimasto nell'ombra, incompreso e troppo presto dimenticato. E allora Tonelli nella lastra incide i versi di una sua poesia: «mio vecchio Po / rieccoci noi due / gonfi e muti / a rimuginare in vortice / l'angoscia / della vita» e li inserisce dentro a una mesta immagine: sterili, secchi e spogli alberi addossati l'uno all'altro si riflettono in uno spazio che i versi suggeriscono essere fiume, ma non vi è segno che ne dichiari l'esistenza; metafora dell'anima del poeta che medita sulla propria esistenza.

Le incisioni di Tonelli sono continui trapassi dal presente al passato, andirivieni di ricordi e visioni erranti tra realtà e immaginazione che si incrociano e si fondono nella lastra, in un unico «luogo», quello «dell'anima».