|
roberto tonelli >> Hanno Scritto >> Clara Carpanini |
|
Clara Carpanini Sulle tracce del silenzio |
“Tutto ciò che vive crea un’atmosfera intorno a sé”
(J. W. Goethe)
Raccontare il silenzio può sembrare un ossimoro. Ma l’arte non ha mai temuto alcuna contraddizione, anzi: le sue domande sono partite proprio da qui, dove il pensiero razionale non riusciva più a sciogliere i suoi nodi e dove la complessità enigmatica del mondo si rivelava come qualità costitutiva di ogni essere vivente.
Osservando la natura, per esempio, succede di rimanere catturati da un incanto - muto e partecipe - difficile da raccontare se non per immagini. Siamo lì ma anche altrove: così potremmo sentirci nei luoghi di Roberto Tonelli. Che il gesto artistico sia capace di abbracciare gli opposti, attraversando spazi reali e interiori con lo stesso sguardo, è un’intuizione che ispira fortemente tutto il suo lavoro. Non una semplice convinzione bensì un’intuizione: qualcosa di percepito dal profondo, qualcosa di sentito ancor prima di essere riconosciuto e formulato come tale. Per amore del disegno Roberto Tonelli ha scelto fin da subito di privilegiare la tecnica dell’acquaforte; così ha superato l’immediata percezione dei sensi per concentrarsi maggiormente sull’atmosfera. Le sue linee riescono a condurci all’interno di una composizione dove le sfumature diventano questione di profondità, di misura, di tocco. Sono loro che definiscono la materia fluida e sfuggente del silenzio. Tutto ciò grazie a una sensibilità particolare che procede per immagini dotate di una fisicità straordinariamente intatta.
Il silenzio come trasparenza del tempo, principio e fine.
Se esiste un racconto, allora viene da lontano. Purificato dal tempo può sciogliersi soltanto nella contemplazione. Non ha parole per indicare la realtà. Appena si posa, trasfigura. C’è stato, in sogno probabilmente.
Dunque lo sguardo dell’artista desidera indugiare sul limite. Non a caso contemplare significa trarre qualcosa entro il proprio orizzonte. Come facevano gli aruspici tracciando, prima di tutto, i confini entro i quali costruire una lettura attendibile del futuro. Come nell’estetica romantica dove il paesaggio si trasformava in topos interiore, senza piani reali che potessero funzionare da soglia percettiva nella costruzione pittorica. In questo modo l’arte cercava di conciliare il mistero dell’infinito con le forme del finito, consapevole di non poter risolvere questa dialettica ma perpetuandola di continuo, quasi fosse un rituale magico.
Raccogliendo l’eredità profonda di tali suggestioni, Roberto Tonelli traduce i segni della presenza e del vissuto secondo un approccio che potremmo definire post-romantico: la sua natura è un enigma da custodire, un sentimento da catturare nell’attimo (imprevedibile) in cui esteriorità ed interiorità torneranno finalmente a confondersi. Infatti le sue opere ci restituiscono paesaggi per lo più disabitati che diventano accessibili solamente attraverso particolari stati d’animo. Lo sguardo è catturato grazie alle raffinate sfumature di luce che definiscono il tempo dell’immagine. Un tempo fuori dal tempo: un tempo ciclico come le stagioni che cambiano e ritornano, anche se mai completamente identiche. La natura in queste opere non è altro che materia prima del tempo, la sua espressione tangibile. Neve, pioggia, sole non fanno che esaltare l’incanto di un momento. Qualcosa che ci trascende, che potrebbe tornare… ma non sappiamo quando. Perciò i nostri occhi, guidati dalla circolarità di questo movimento contemplativo, tentano di decifrarne i dettagli.
Un'altra particolarità delle acqueforti di Roberto Tonelli deriva dalla scelta compositiva giocata sul rapporto tra orizzontali e verticali che diventano così uno strumento importante per lavorare sulla dimensione spirituale del silenzio. L’orizzonte viene solitamente disteso, quasi allungato, come in una visione da cinemascope. L’aria è ovunque, possiamo respirarla. Gli alberi, invece, si elevano in contrappunto per colmare idealmente la distanza tra cielo e terra. Gli alberi come secolari custodi del silenzio.
Rainer Maria Rilke parlava di Weltinnenraum ovvero spazio del mondo e spazio dell’io inscindibilmente uniti, qualcosa che abbraccia ed è abbracciato, che vive della sua stessa metamorfosi. Anche qui non c’è separazione ma piuttosto abbandono. Una specie di unione mistica con la natura. E il silenzio non è una forma di vuoto o di attesa. È un silenzio intenso come succede nei sogni. Noi ne siamo attivamente partecipi.
Infine un’ultima riflessione sulla forza di queste linee incise il cui compito non è esclusivamente la mimesi. Gli occhi dell’osservatore sono portati a seguire dei tracciati grafici - che costituiscono innanzi tutto dei movimenti interiori - entrando in contatto con atmosfere legate all’infanzia, ai ricordi, a un viaggio, a una lettura. Queste sono le suggestioni dalle quali prende corpo l’immaginario di Roberto Tonelli. Il suo bisogno di raccontare va oltre la semplice copia della realtà. Si alimenta attraverso meditazioni liriche e improvvise folgorazioni alla ricerca di un dialogo profondo con il battito della natura, con il ritmo vitale del suo scorrere incessante.