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roberto tonelli >> Hanno Scritto >> Bruna Milani |
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Bruna Milani Roberto
Tonelli ovvero ”l'anima delle
cose” |
Che la sua vocazione fosse l'arte fu chiaro da subito: ne ascoltò il richiamo giovanissimo, ma inizialmente sbagliò la strada per raggiungerla. Infatti Roberto Tonelli, bolognese, piacentino d'adozione, cominciò dipingendo fino all'età di diciotto anni incoraggiato da uno zio che frequentava gli artisti degli anni '50.
Con le prime consapevolezze dei problemi sociali di quegli anni Tonelli si convinse che la sua pittura fosse "futile" perché si limitava a riprodurre la realtà. Così in un falò memorabile bruciò nel camino tutte le proprie tele tanto che s'incendiò persino la canna fumaria.
Chiuso con l'arte lavorò nel sociale fino al novembre '92 quando accompagnò un amico che voleva iscriversi al corso di grafica presso il locale Istituto d'Arte Gazzola. L'amico non si iscrisse Tonelli sì.
Aveva capito che l'incisione era la sua voce per esprimersi, la sua strada, il suo scopo: un colpo di fulmine artistico così sicuro e intenso da volergli dedicare la vita lasciando il lavoro.
Inizialmente suggestionato dalle acquetinte del suo insegnante Bruno Missieri, Tonelli se ne discosta poi in modo netto trovando il proprio linguaggio autonomo nella tecnica dell'acquaforte su zinco. I risultati raggiungono presto livelli inaspettati. Aveva trovato nel bianco e nero molta più libertà d'espressione che nell'uso dei colori esplicitati. Aveva scoperto l'esperienza del segno esatto e minuzioso che consente di entrare veramente in ciò che si rappresenta fino a farne parte. “Sono diventato ramo, erba, neve” dice l'artista. I risultati lo dimostrano ed ecco visibili ai nostri occhi distratti l'infinito microcosmo di un solco, la società vegetale che chiamiamo "foglie", l'incanto della neve, il gioco a rimpiattino di luci e ombre. Il bianco e nero dell'incisione costringe chi guarda a partecipare, a "completare l'opera" immaginando i colori, aggiungendo qualcosa di sé e fa sì che gli amanti di quest'arte non siano fruitori passivi ma soggetti emozionalmente e intellettualmente attivi. Perfetta quindi la scelta di Tonelli di dedicarsi a quest'arte nella quale si caratterizza facendo di paesaggi luoghi, di ritratti esperienze, di emozioni segni tangibili, di risultati poesie visive.
Ed è proprio la poesia che fa di quest'artista un autore unico. Innamorato anche dell'antico ruolo iconografico dell' incisore, Tonelli ha creato la collana "briciole": deliziosi libretti formato 8x12 centimetri stampati a piombo su carta a mano e da Tonelli stesso piegati e confezionati in delicati cofanetti dalle tinte pastello. Ama la manualità di cui il suo studio porta le tracce: splendido il suo grosso gufo in cartapesta. Ogni "briciola" contiene una poesia e una piccola incisione originale. Iniziata nel '94 la collana ad oggi conta 18 titoli di altrettanti autori. E' un piacere per noi poeti regalargli dei versi perché se qualcuno di essi risuona nel suo cuore egli ne farà un capolavoro. Infatti Tonelli non illustra i testi né si ispira ad essi. Egli sa fare molto di più che interpretare le poesie: il suo è lo sguardo complementare che consente di raggiungere l'interezza così che anche il fruitore dell'opera possa viverne tutta l'emozione. Basti guardare "Mute case", "Alba" o l'intensa potenza drammatica di "Vite sospese" e "Il tempio del tempo".
Che lo sappia o no, che gli piaccia o no Roberto Tonelli è egli stesso poeta perché cattura l'essenza di tutto e l'esprime in modo così lieve ed intenso da lasciare il segno in tutti sensi. Col movimento delle linee suggerisce persino suoni come in "Fruscìo" ma soprattutto sa indovinare e fissare per sempre il pensiero non detto, il trasalimento spesso indecifrabile persino a chi lo vive: "Pensarsi" o "Mattutino". Lo fa a volte con incisioni nei toni impercettibili di verde scurissimo o ruggine che non sono cedimenti al colore, ma sfumature intuite nella gamma dei neri. Le opere di Tonelli inoltre si distinguono per la plasticità che le rende uniche, tridimensionali: "Mattutino", "Vite sospese".
E poi l'ironia tutta emiliana de "L'albero dei desideri" o l'arguta serie delle oche e l'amore ( di origine celtica?) per la natura non solo contemplativo ma praticato (Tonelli va in canoa, a sciare, in montagna ecc). Amore che trasforma i boschi in luoghi sacri, cattedrali vegetali, dove esiste "il Bello in sé" (vedi "Gotico fiorito"). Come i grandi artisti russi della pittura Tonelli sa ricreare i silenzi, gli spazi infiniti, la magia della neve, i bianchi perfetti. Ma il "bello" da lui inciso non è consolatorio o d'evasione bensì il riconoscimento di una parte prima sconosciuta di sé sia essa lirica o drammatica. Nelle sue opere così nitide, forti, morbide, limpide e intelligenti che hanno sempre qualcosa da raccontare e non solo da mostrare, riesce a cogliere l'istante magico in cui la vita sembra trattenere il respiro, l'attimo che se Tonelli non l'incidesse andrebbe perduto.